Alluminio e dazi: UE verso misure anti dumping sui semilavorati cinesi

Resta da risolvere la questione della tariffa del 6% sul metallo grezzo

 

UE VERSO TUTELA DELLE IMPRESE DEL MERCATO EUROPEO DELL'ALLUMINIO

Giuste contromisure sui semilavorati per arginare la concorrenza sleale cinese. Ma bisogna pensare anche al metallo grezzo primario che scarseggia in Europa, assurdo il dazio del 6% all’import di una materia prima che manca, una tariffa che ci costa oltre un miliardo di euro all’anno. Occorre premiare l’alluminio verde a bassa impronta di carbonio, in linea con il piano Green Deal della Commissione.

Importante passo dell’UE verso la tutela delle imprese e del mercato europeo dell’alluminio. La Commissione si muove per contrastare l’ingresso in UE di estrusi di alluminio di produzione cinesi.

BRUXELLES E IL PACCHETTO DI DAZI

Bruxelles predispone un pacchetto di dazi dal 32 al 48 %, oltre al normale 7,5% già previsto, da imporre alle imprese cinesi che esportano in Europa profilati estrusi a chiare condizioni di dumping, un’operazione che fa seguito all’avvio di indagini inchieste iniziate lo scorso agosto in merito all’indagine condotta sulle importazioni dalla Cina di semilavorati di alluminio, e che infatti dovrebbe interessare nei prossimi mesi oltre agli estrusi anche i laminati.

IL COMMENTO DI MARIO CONSERVA, PRESIDENTE METEF E SEGRETARIO GENERALE FACE

 

Mario Conserva, segretario generale FACE: “Da anni la Cina ha portato avanti una vera e propria guerra commerciale con l’obiettivo di indebolire a proprio vantaggio il manifatturiero europeo. E’ necessario tutelare le aziende del settore con i loro oltre 230 mila lavoratori (che raggiungono il milione contando l’indotto).

Torna sotto i riflettori anche il piano Next Generation UE, un sistema basato su modelli produttivi eco-sostenibili che passa dall’industria metallurgica e in particolare dell’alluminio. Si sottolinea infatti che l’alluminio è materiale essenziale in alcuni dei più importanti settori quali automotive e aerospazio e comparti di grande consumo come costruzioni e imballaggio nonché fondamentale elemento eco-sostenibile sempre più ricercato dalle aziende che puntano a migliorare le proprie prestazioni ambientali.

“La difesa dalla concorrenza sleale non basta, la materia prima grezza scarseggia, eppure viene gravata di un extra costo, sembra un controsenso ma è così ” - continua Mario Conserva - “Oggi si produce solo il 30% circa del fabbisogno di alluminio primario in Europa, chi trasforma e lavora l’alluminio per le diverse applicazioni dipende da importazioni di questo materiale, e su queste grava p un dazio del 6%, un insostenibile onere aggiuntivo di oltre un miliardo di euro all’anno regalato alla concorrenza internazionale. Noi diciamo che il rilancio dell’industria post Covid-19 è l’occasione ideale per ridare slancio alle nostre imprese, eliminando finalmente un assurdo e quasi incredibile freno alla competitività. Da tempo richiediamo l’abolizione del 6% per rafforzare l’alluminio europeo con misure concrete, in parallelo sostiamo il riconoscimento dell’alluminio green per premiare i produttori di primario a bassa impronta di carbonio”.

MASSIMO GRIFONE, DIRETTORE CAUVIN METALS

Massimo Grifone, Direttore di Cauvin Metals ricorda che: “Il 29 settembre la US Aluminium Association ha presentato petizioni antidumping per dazi compensativi contro le importazioni di fogli di alluminio da Armenia, Brasile, Oman, Russia e Turchia, sostenendo che queste importazioni sono aumentate negli Stati Uniti dopo che il foglio cinese ha invaso i mercati di quei paesi”.

Si parla di effetto a catena: gli Stati Uniti mettono dazi alla Cina, i cinesi sono costretti ad esportare di più in altri paesi, i paesi che ricevono di più a loro volta tendono ad esportare di più la loro produzione interna, dunque anche verso gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti mettono i dazi anche sulle importazioni da questi paesi. Da notare che i paesi oggetto di esportazioni massicce da parte della Cina possono anche a loro volta introdurre dazi di importazione sui prodotti cinesi, come è successo in Europa sui prodotti estrusi e come potrebbe succedere sui laminati. Attualmente la Cina sta vivendo una sorta di “mini super ciclo”, ovvero consumi interni sostenuti dal governo, probabilmente una situazione che si protrarrà anche per buona parte del 2021. Finito questo ciclo, e se la politica protezionistica continuerà, la Cina potrebbe ritrovarsi con una notevole sovraproduzione di primario e di di prodotti a valle, con conseguenze non positive sia a livello di prezzi sia a livello di rapporti internazionali, già oggi estremamente tesi.

Condividi questa news

TORNA INDIETRO