Indagine: i mercati concorrenziali

Downstream tedesco dell’alluminio : studio promosso da FACE e realizzato dalla rivista FAIReconomics insieme al Prof. Ingo Rollwagen - PARTE 2

 
L'INDAGINE
 
Dall’indagine sulla minaccia dei concorrenti sono emersi risultati interessanti; per due terzi degli intervistati la minaccia proviene dalla Cina e dall’India (38 aziende), solo un sesto non vede questi paesi come una sfida, mentre quasi il venti per cento assume una posizione neutrale. In passato, il sostegno all’industria dell’alluminio si è spesso tradotto in una regolamentazione delle normative commerciali a livello europeo, e i dazi all’importazione sono stati la misura principale di qualsiasi politica industriale dell’UE.
 
In quanto tali, le amministrazioni nazionali di solito seguivano l’esempio dell’UE: nel caso della Germania, le misure nazionali erano principalmente mirate a sostenere le industrie a monte esistenti, ovvero, le aziende produttrici di alluminio e le aziende di trasformazione non produttrici di alluminio, riducendo i loro costi energetici come parte di un più ampio intervento normativo per i settori ad alta intensità energetica. La priorità della politica europea e tedesca è, ed è sempre stata, incentrata sull’industria siderurgica. L’industria della lavorazione dell’alluminio, tuttavia, ha ricevuto poca attenzione, indipendentemente dal suo potenziale per un’economia circolare e a basse emissioni di carbonio. Di conseguenza, gli interessi di queste aziende dell’alluminio sono stati spesso trascurati.
 
Inoltre, l’industria dell’alluminio e le aziende di lavorazione dell’alluminio ad essa associate sono state recentemente al centro di un dibattito internazionale sulle misure protezionistiche. L’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata principalmente sulle aziende produttrici di alluminio piuttosto che sul settore a valle, ovvero sulle aziende che trasformano l’alluminio grezzo prodotto in una vasta gamma di prodotti. Tuttavia, data la nonchalance dei decisori sulle politiche dell’alluminio, è sorprendente che quasi il 55% delle aziende intervistate abbia sentito parlare del Green Deal, mentre il 45% ne rimane all’oscuro. Sembra che ci siano margini di miglioramento per quanto riguarda l’informazione e la comunicazione politica all’interno dell’industria dell’alluminio. Di conseguenza, non sorprende che la maggior parte delle aziende intervistate non avesse ancora sentito parlare del piano di ripresa dell’UE, quasi tre quarti di tutte le aziende intervistate (44) non ne avevano sentito parlare e solo un quarto ha dichiarato di averne sentito parlare.
 
ELIMINAZIONE DEI DAZI
 
Una soluzione semplice a breve e medio termine: l’eliminazione dei dazi all’importazione nell’UE. Tra le varie raccomandazioni, lo studio chiede, in particolare, l’abolizione dei dazi all’importazione sull’alluminio grezzo come misura di facile attuazione e immediatamente disponibile, che ridurrebbe rapidamente i costi di produzione a valle e sosterrebbe la competitività delle PMI sui mercati europei e internazionali. L’idea di eliminare il dazio EU all’import di alluminio grezzo era già stata sostenuta in una analisi di Ecorys compiuta agli inizi degli anni 2000 da Ecorys, ed in particolare da due studi condotti dall’Università LUISS di Roma nel 2015 e nel 2019. Si è poi stimato che i costi aggiuntivi totali cumulati sostenuti dall’industria a valle dell’alluminio dell’UE, al netto delle lavorazioni interne, variano tra i 529 milioni di euro e 1 miliardo di euro all’anno (per il periodo 2000-2017). Inizialmente concepita per proteggere il settore europeo a monte dalla concorrenza internazionale, la tariffa UE alla fine non è riuscita ad impedire la delocalizzazione degli smelter in paesi con costi energetici e di manodopera più bassi, oltre che con normative ambientali più permissive.
 
Peggio ancora, i dazi all’importazione sull’alluminio grezzo hanno esercitato una pressione al rialzo sui prezzi di ogni tipologia di alluminio, aggravando ulteriormente le distorsioni dei costi per i trasformatori a valle dell’UE. Questa tendenza è destinata ad aumentare, poiché il cambiamento climatico, l’aumento dei prezzi dell’energia, le conseguenze della pandemia Covid-19 e il Green Deal europeo creano profonde ferite all’ economia europea. L’impatto delle tariffe doganali è tanto più significativo per il settore a valle dell’UE, in quanto rappresenta un costo artificiale e aggiuntivo considerevole, e agisce come un sussidio nascosto per i produttori di alluminio all’interno e all’esterno dell’UE. Nel complesso, il documento di FAIReconomics amplia ulteriormente la conclusione raggiunta dagli studi della LUISS: il dazio sull’alluminio primario penalizza il segmento downstream - in cui le PMI tipicamente operano mediante produzioni ad alto valore aggiunto e innovazione - e favorisce le imprese produttrici di grezzo a monte.
 
Per il mercato tedesco in particolare, lo studio ha dimostrato che l’acquisto di alluminio rappresenta una quota considerevole del fatturato di molte aziende: - 27 I trasformatori a valle, produttori di semilavorati, dipendono fortemente dalle condizioni economiche e dalla disponibilità fisica dell’alluminio grezzo. Le fluttuazioni dei prezzi a livello globale, strettamente legate alle quotazioni del London Metal Exchange (LME), e le condizioni locali della domanda e dell’offerta hanno una forte influenza sulle attività a valle e sulla loro competitività.
 
 
IL DAZIO EU SULL'ALLUMINIO GREZZO AGGRAVA GLI EFFETTI DELL'EMERGENZA COVID-19
 
L’importante studio condotto da FAIReconomics e dal Prof. Prof. Ingo Rollwagen evidenzia ancora una volta il danno causato alla competitività dell’intera catena del valore dell’alluminio europea dall’assurda tariffa del 6% sulle importazioni in EU di alluminio grezzo by Mario Conserva, Segretario Generale di FACE.
 
 
 
"Il documento di FAIReconomics conferma i risultati e le raccomandazioni politiche dei due studi condotti nel 2015 e nel 2019 dall’università LUISS sulla competitività del downstream dell’alluminio nell’UE, dimostrando che i dazi europei sull’alluminio grezzo importato determinano di fatto un premio di mercato per tutti gli acquisti di alluminio grezzo, indipendentemente dall’origine del metallo. Questo meccanismo poco trasparente, che FACE ha sempre denunciato come un sussidio nascosto per i produttori europei di alluminio primario, genera un costo aggiuntivo artificiale stimabile tra 70 e 85 euro per tonnellata di alluminio acquistato per le PMI a valle, che rappresentano oltre il 90% della forza lavoro dell’industria dell’alluminio dell’UE. In un’industria con margini così bassi questo è un onere importante, stimato tra i 5,6 e i 15,5 miliardi di euro nel periodo 2002-2013, (fino a 18 miliardi di euro, secondo lo studio LUISS, per il periodo 2000-2017), cioè circa il 2% del fatturato annuo dell’intera filiera. Un altro dato di straordinario interesse emerso dallo studio FAIReconomics è la mancanza di conoscenza da parte delle aziende downstream del sovra costo e dei danni loro inflitti dall’effetto tariffario del 6% sulla struttura dei prezzi delle materie prime: ciò dimostra chiaramente che le associazioni europee e nazionali dell’industria dell’alluminio non sono riuscite a far fronte in modo adeguato e corretto a una evidente e pesante situazione di svantaggio nazionale e internazionale per la catena di valore dell’alluminio". 

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