Cosa fare per le aziende in emergenza Coronavirus?

Proposte concrete

La questione Coronavirus nel nord Italia, con la concentrazione nel baricentro Bergamo-Brescia e sud est area milanese, sta delineando un quadro della produzione industriale complicato. Il comparto delle lavorazioni alluminio del territorio, con particolare attenzione alle estrusioni, fonderie,getti e pressocolati, impiantistica, componentistica, si appresta ad affrontare nuovi scenari. 

Cosa fare in concreto per le aziende messe in emergenza dal Coronavirus?

Un focus lo fa Mario Conserva, direttore di Alluminio & Leghe, segretario generale della associazione europea dei consumatori di alluminio FACE e presidente del METEF: “E’ chiaro che nell’attuale emergenza sanitaria serve attenzione alla salvaguardia della salute ma anche alla conservazione di un tessuto produttivo vitale che è un patrimonio preziosissimo.

Il comparto alluminio vale in Europa oltre un milione di addetti diretti, con 2500 aziende di metallo grezzo, semilavorati e getti di fonderia, per un fatturato annuo vicino a 60 miliardi di euro; in Italia  abbiamo quasi un migliaio di imprese dirette per un fatturato vicino a 13 miliardi di euro. Questa preziosa catena di valore è composta in Italia  per oltre il 90% da piccole-medie aziende, ed è a queste che dobbiamo guardare in particolare in un periodo difficile. 

E’ da queste aziende che vengono prodotti materiali essenziali per la salute pubblica in momenti di crisi sanitaria globale, dagli imballaggi per medicazioni, per alimentari, bevande, alla strumentazione elettronica, ai mezzi di comunicazione, di trasmissione e distribuzione energia, ai mezzi di trasporto, ad ogni tipo di beni durevoli. 

Per aiutare il settore in un momento di emergenza si devono prevedere le misure straordinarie di supporto usuali in tempi difficili, come assicurazione del credito e maggiore liquidità, finanziamenti per progetti di investimento, incentivi fiscali e prestiti agevolati. Il Coronavirus ha però anche  sottolineato la criticità dei modelli di approvvigionamento delle materie prime e la necessità di rivedere le catene di produzione a valle, suggerendo di puntare sullo sviluppo della domanda interna. 

E’ necessario restituire competitività all’intera catena di valore e spianare un percorso di sviluppo concretizzando il più ragionevole dei provvedimenti: la cancellazione del dazio sull’importazione dell’alluminio grezzo, cioè sulla materia prima per i successivi stadi di trasformazione e di manifattura. Un intervento che significa competitività per le imprese, semplice da realizzare e messaggio dell’abolizione di un assurdo balzello per i trasformatori e gli utilizzatori su una materia prima, l’alluminio primario, di cui l’UE e l’Italia hanno gravissima carenza.    

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