Russia primo fornitore di alluminio grezzo per l’Italia: coperto un quarto del fabbisogno industriale, importazioni triplicate in 10 anni

Primo Forum Italia Russia sull’alluminio - Conserva: “Trend in crescita. Dalla Russia importiamo alluminio pulito, ma servono normative di trading che lo sostengano”

ALLUMINIO PRIMARIO

Un quarto dell’alluminio primario di cui le aziende italiane hanno bisogno viene dalla Russia. Una linea di crescita in aumento di quasi 3 volte negli ultimi 10 anni e che è destinata a crescere ancora, soprattutto adesso che la Russia sta decarbonizzando la sua produzione di alluminio. Di questo si è parlato al primo forum sull’alluminio Italia Russia, la due giorni organizzata da Metef, la fiera dedicata all’alluminio, e dall’Associazione Alluminio Russa, che si è conclusa oggi e a cui hanno partecipato rappresentanti delle associazioni di categoria, tecnici, progettisti e imprenditori italiani e russi. Al centro del dibattito: il rapporto tra i due Paesi in relazione al metallo leggero, strategico per le industrie italiane.

“I rapporti commerciali con la Russia per l’Europa e in particolare per l’Italia, storicamente deficitari di alluminio grezzo - l’Europa è carente di questa materia prima per il 75% del suo fabbisogno, mentre per l’Italia siamo addirittura al 100% - sono strategici e lo diventeranno sempre di più nei prossimi anni dato che la Russia si sta impegnando a produrre alluminio carbon free, con l’obiettivo di raggiungere il NET 0 entro il 2050, e l’Europa ha messo in piedi il Green New Deal, un programma ambizioso che va nella stessa direzione” ha detto Mario Conserva, presidente di Metef.

 

 

Con 500 aziende di produzione e trasformazione di alluminio che danno lavoro a 15.600 addetti per un fatturato superiore ai 9 miliardi di euro (2020) e con un consumo di 32 kg di alluminio pro capite all’anno (dati Centroal), l’Italia si presenta come un paese in cui l’industria del metallo leggero è solida e ben differenziata, - dagli imballaggi all’automotive, dall’edilizia ai trasporti - e leader in Europa nel riciclo di questo materiale. E però, pur essendo un paese ricco di industrie di trasformazione di alluminio, al secondo posto in UE, il nostro Paese - come anche l’Europa – è carente di alluminio primario, che si deve dunque importare.

Negli ultimi due anni (2019-20), la Russia è stata il principale esportatore in Italia (e in UE) di alluminio grezzo primario: in particolare, questa potenza dell’Est ha alimentato l’Europa con quasi il 55% della sua produzione globale di alluminio primario, vale a dire con oltre 2,2 milioni di tonnellate di materia prima indispensabile per il nostro manufatturiero a valle, coprendo da sola oltre il 20% del deficit produttivo nel vecchio continente. Ancora più incisivi i numeri per il nostro Paese: l’import in Italia di alluminio primario dalla Russia, infatti, è stato di circa 265 mila tonnellate nel 2019, (nel 2010 erano 94 mila), e di circa 175 mila nel 2020. “Considerando che in Italia abbiamo un utilizzo totale nel 2020 di metallo leggero (primario e secondario) di poco superiore a 1,8 milioni e un fabbisogno di primario stimabile intorno a 1 milione di tonnellate all’anno - spiega Conserva - il primario russo va a coprire intorno a un quarto delle nostre necessità”.

Numeri che dimostrano l’importanza della sinergia tra questi due paesi nel campo dell’alluminio, soprattutto dopo i grandi sviluppi che vedono la Russia leader nelle produzioni di alluminio primario ecosostenibile che punta a una bassissima o nulla impronta di carbonio. “Le scelte di un paese come l’Italia, anche nella logica del Green New Deal, saranno sempre più orientate a far affluire metallo verde nel nostro Paese, che andrà premiato sotto tutti gli aspetti” - commenta Conserva, che aggiunge - “L’Europa deve cercare di agevolare con buone normative di trading e di meccanismi di compensazione sulla CO2 l’afflusso di metallo primario di alta qualità e a impronta di carbonio bassa o nulla, mentre deve togliere i dazi all’import di alluminio grezzo, una materia prima che non abbiamo e di cui le nostre industrie hanno estremamente bisogno. Solo così potremo lavorare al servizio del mercato e delle piccole e medie imprese manufatturiere” ha concluso Conserva.

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